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Tav veneta, progettazione in ritardo. L’Europa vuole fermare i finanziamenti
VENEZIA — «La situazione si fa critica, non tanto per i tagli ai fondi per i progetti, ma perchè ci considerano poco attendibili, poco rispettosi delle scadenze». Sembra davvero affranto l’onorevole Antonio Cancian, parlamentare europeo in quota Pdl, che si è trovato solo a Bruxelles a difendere la faccia dell’Italia davanti alla Commissione per il trasporto e il turismo. I due commissari Laurens Jan Brinkhorst, olandese, e Pat Cox, irlandese, responsabili dei corridoi europei Lisbona - Kiev e Palermo - Berlino, hanno paventato un definanziamento di 9,2 e 12, 9 milioni di euro per i progetti delle due tratte ferroviarie che passano in suolo italico. O meglio, Veneto: l’alta velocità Torino- Lione, con al suo interno il tracciato che tocca Venezia e arriva a Trieste, e il raddoppio della linea ferroviaria per il trasporto merci che da Palermo arriva a Berlino e include il tragitto Verona - Brennero.
La colpa dell’Italia sarebbero i continui ritardi nella presentazione dei progetti. «Il problema non è tanto che ci tagliano qualche decina di milioni di euro, il segnale è politico - ribadisce Cancian - oggi mi sono sentito davvero in imbarazzo». Una figuraccia dell’Italia, insomma. «E anche se è vero che qualche ragione i commissari ce l’hanno, perchè i ritardi nei progetti ci sono stati e anche i disaccordi a livello locale - continua - è anche vero che loro sono lì per risolvere questi problemi, e di certo non lo fanno definanziando i nostri progetti. Se salta la tratta italiana, ci rimette tutto il corridoio. Questa è stata la mia linea di difesa». Il taglio dei finanziamenti non è ancora del tutto certo: l’agenda ora prevede un consulto dei commissari per valutare la situazione e un riaggiornamento a data da destinarsi. Un commento arriva anche dall’altro membro italiano della commissione Trasporti e turismo, Debora Serracchiani (Pd), non presente alla seduta: «Sarebbe paradossale perdere risorse che ci sono già state assegnate, perchè con quelle risorse perderemmo letteralmente l’ultimo treno per restare agganciati nel nucleo forte dei Paesi europei. Il taglio purtroppo - ha aggiunto - ce lo aspettavamo: consideriamolo un segnale di emergenza che si accende su alcune delle nostre infrastrutture più importanti ». La parlamentare europea non rinuncia a una stoccata: «Come in altri settori, anche nelle infrastrutture rischiamo di pagare il prezzo di un’inerzia tipicamente italica, che ritiene di poter trovare sempre una scappatoia dell’ultimo minuto. Ma ora non c’è più spazio per questa tattica e ha concluso - dobbiamo fare tutto il necessario per evitare di perdere anche la proroga al 2015».






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