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Antonio Cancian, un professionista dalle idee chiare a Strasburgo
Quanto e come la sua esperienza di ingegnere e manager di un’azienda di successo come Poolinvest, specializzata nel settore della progettazione civile, l’hanno aiutata nel suo impegno politico?
La professione ti mette a contatto con il vissuto quotidiano di una comunità, delle famiglie, delle aziende, delle istituzioni. Più affronti i problemi e cerchi le soluzioni, più si diventa consapevoli che l’azione amministrativa, a livello locale, e politica, a livello più ampio, costituiscono ambiti privilegiati per generare decisioni ed azioni volte a costruire spazi di sviluppo. Un lavoro professionale individuale orientato da valori e da scelte coerenti, unito alla sensibilità ed alle capacità di una squadra ampia di collaboratori, genera – ogni giorno – evidenze per le quali sono interpellati gli ambiti di governo ad ogni livello.
Ecco allora che la vocazione all’impegno sociale, a stare responsabilmente nelle reti di una comunità viva, diventa scelta per l’ambito politico, quale luogo di alto valore.
E’ lo spazio dove costruire scelte, decisioni, norme e azioni, capaci di risolvere le criticità, dare alla comunità serenità e orizzonti dentro i quali la responsabilità individuale e collettiva per il presente e per il futuro, sia capace di dare gambe allo sviluppo e di caratterizzarlo come sostenibile, umano, carico di speranza e di progetto, capace di realizzare orizzonti di pace e di giustizia, di concretizzare il bene comune di un popolo.
A luglio scorso lei chiese alla Commissione Europea più fondi e sicurezza nei trasporti europei. In particolare furono solo due i progetti relativi al Nord-Est selezionati nell´ambito del piano straordinario contro la crisi economica mondiale. Ci sono novità in questo senso?
Le reti di trasporto, capaci di dare mobilità a persone e merci, di alimentare le relazioni ed i traffici e quindi di generare ricchezze immateriali e materiali, in una Europa così allargata, sono, non solo necessarie, ma strategiche ad uno sviluppo equilibrato e capace di far stare l’UE al passo con i tempi e con le sfide globali. Queste reti – per essere realizzate in modo omogeneo e diffuso, sia connettendo i grandi assi di sviluppo che gli ambiti regionali più decentrati - hanno bisogno di investimenti significativi e pluriennali.
Non si tratta di un capitale a perdere, perché i benefici che ne deriveranno saranno tali da collocare i paesi dell’Unione dentro un contesto di ulteriore potenziale sviluppo e crescita civile, sociale ed economica. I trasporti poi, proprio perché oltre le merci, consentono la mobilità di milioni di persone, hanno bisogno di un contesto di sicurezza.
Oggi tale termine si coniuga con il contrasto alla criminalità, al terrorismo, ma non dobbiamo ignorare anche la prevenzione da incidenti, la tecnologia messa al servizio dell’uomo e della vita.
Per quanto riguarda il Nordest i due progetti selezionati sono costituiti dalle opere di potenziamento dell'accessibilità nautica del porto di Venezia-Marghera (drenaggio ordinario e d'urgenza in due sezioni dei canali navigabili Ovest e Sud) e dal miglioramento infrastrutturale del sistema di navigazione interna del Nord Italia e sono collocati nel piano straordinario degli interventi di contrasto della crisi economica mondiale. Per il primo progetto la Commissione europea ha già firmato lo stanziamento di 3 912 000 EUR nella prima giornata dei TEN-T days 2009 a Napoli (21-22 ottobre), manifestazione che ho avuto l´onore di inaugurare in rappresentanza del Parlamento europeo. Questo finanziamento comporta l´inizio dei lavori di costruzione entro la fine del 2009 o, al più tardi, nel 2010.
Il secondo progetto preselezionato è temporaneamente sospeso in attesa dell´esito dia lcune valutazioni ambientali; dovrà essere riconsiderato per rientrare in un altro gruppo di progetti che saranno finanziati dalla Commissione nei prossimi mesi.
Altri progetti che andrebbero ripresi – anche in ambiti diversi da quello europeo – sono rappresentati dal progetto n. 5054 (Nodo alta velocità / alta capacità di Bologna, progetto prioritario n. 1, rimozione strettoia), il quale è stato ritenuto dalla Commissione «privo di valore aggiunto rispetto ai fondi europei» e che è invece essenziale per la rimozione degli ostacoli al Corridoio 5; nonché al progetto n. 5087 (Safety Plan for apron of Venice airport: delocalizing existing buildings), che la Commissione ha ritenuto «non maturo e a impatto limitato» e su questi è necessaria una azione congiunta delle forze politiche e sociali ad ogni livello per tenerli in evidenza e vedere come trovare gli spazi per inserirli nella programmazione strategica ad ogni livello.
Lei fa anche parte della Commissione per l'Industria, la Ricerca e l'Energia. Quali sono i temi prioritari che intende affrontare per lo sviluppo del suo territorio?
Se le sfide della globalizzazione portano alla promozione e tutela del made in Europa, questo riguarda ancora di più l’Italia i cui prodotti sono di eccellente qualità e poco tutelati sui mercati mondiali. Ma l’aprire i mercati in un contesto di tutele, non basta, se non si coglie l’attuale crisi economica come uno spazio di grandi opportunità per ripensare la filiera manifatturiera dei distretti industriali del Nordest, per rileggere un capitalismo molecolare su base familiare e posizionarlo dentro ottiche di ricerca, innovazione, competitività internazionali, ricambio generazionale. L’essere in area euro oggi, per noi, significa stabilità, inclusione, scenari carichi di opportunità e responsabilità verso l’Italia ed i partner europei. La straordinaria avventura originata dalle intuizioni di De Gasperi, Adenauer, Schuman ed altri, dando vita ad un progetto politico ha realizzato oggi un contesto giuridico, economico, sociale che promuove la cittadinanza europea come appartenenza ad un destino comune. Le condizioni climatiche, il livello di inquinamento, gli approvvigionamenti energetici e le fonti alternative, sono elementi che ci dicono come occorra ripensare lo sviluppo anche nel nostro territorio, anzi partendo dalla riqualificazione possibile dello stesso dopo la stagione delle aree industriali diffuse e degli insediamenti produttivi municipali nati nella stagione del contrasto all’emigrazione ed alla povertà postbellica.
Industria e ricerca devono scoprire il reciproco interesse a camminare integrandosi. Solo una ricerca efficace, e le intelligenze non mancano, sarà in grado di fornire alle aziende prodotti innovativi in grado di competere sui mercati. E se da un lato avremo la necessità di tutelare i consumatori e generare bassi consumi energetici, dall’altro lato vanno scoperte antiche e nuove forme di crescita economica, dalla cooperazione alla economia di comunità, all’economia sociale.
Il Nordest è in grado di coniugare scenari consolidati, come i distretti industriali, a scenari nuovi, come lo sviluppo dei prodotti del turismo enogastronomico, delle città d’arte e dei territori vocati alla qualità del vivere. Ma una progettualità a tutto campo richiede di integrare le politiche d’impresa con il credito, con la dimensione internazionale, con la formazione permanente, con il mercato interno dell’UE e con quello globale. E poi, attenti al magistero di Benedetto XVI con la “Caritas in veritate” occorre anche che industria, ricerca, energia, occupazione, si misurino con il benessere sociale che riescono a generare e con i cambiamenti che inducono (vedi l’immigrazione, per esempio). Solo una economia attenta al sociale sarà in grado di generare spazi di futuro per un Nordest più europeo.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha invitato giorni fa gli eurodeputati ad essere “assidui e competenti, senza stancarsi di fare su e giù da Bruxelles e Strasburgo”. Come reputa la partecipazione e l’impegno dei nostri rappresentanti nel parlamento europeo?
Sono una matricola e devo capire e conoscere meglio la complessità europea. La storia della presenza parlamentare italiana in Europa mi dice come abbiamo sottovalutato il lavoro delle istituzioni europee. I partiti mandavano a Strasburgo parlamentari spesso a fine carriera o leader che poi non praticavano il lavoro in aula e commissioni. Noi poi non siamo capaci di rappresentare l’identità italiana, di fare squadra su obiettivi di comune interesse. I parlamentari europei riproducono a Strasburgo ed a Bruxelles le dinamiche antagoniste italiane e fanno azione di lobby in modo disorganico e individuale, senza quel lavoro di squadra che solo produce risultati forti. In questi mesi di presenza in Europa mi sono battuto in tutte le sedi politiche dal PPE alle commissioni, alle relazioni con gli altri rappresentanti italiani per un lavoro su obiettivi comuni e con un approccio capace di sostenere processi ed esiti.
Non mi stancherò di fare questo. Occorre che anche le istituzioni italiane, il mercato con i suoi molti volti, il terzo settore e l’economia civile, abbiano la stessa capacità. Se la società civile organizzata chiederà ai parlamentari di muoversi in modo armonico allora sarà difficile non fare squadra.
Lei ha definito la Lega “un ostacolo per il laboratorio Veneto”. Quali sono le soluzioni politiche auspicabili, secondo lei, per questa regione così importante per l’economia del Paese?
La Lega è oggi – anagraficamente parlando – il più vecchio partito italiano, con una forte connotazione ideologica che gli consente di essere partito di lotta e di governo.
La metamorfosi di questi anni ci dice che siamo alla terza generazione di leghisti: i quarantenni presenti negli enti locali costituiscono una classe dirigente con cui fare i conti per la passione e la capacità di presidio territoriale. In qualche modo si può dire che la lega sia oggi quello che erano la DC ed il PCI negli anni ’60 del secolo scorso. Per altri aspetti i leghisti stanno occupando progressivamente gli spazi istituzionali come erano soliti fare i partiti della prima repubblica.
Occorre però avere consapevolezza che non siamo ancora in presenza di una forza politica che abbia disegni strategici che vadano oltre una cultura localistica. La lega deve oggi il suo successo ad una società che – nella crisi attuale – è diventata attenta ai diritti individuali, alla sicurezza, al benessere acquisito e a rischio, alle paure di una comunità che invecchia e che ha bisogno della forza lavoro degli immigrati ma li teme (cittadinanza lavorativa, ma non cittadinanza sociale).
Questo nulla toglie ai meriti della lega: la rabbia del Nordest se non avesse trovato la sponda leghista poteva avere esiti ben più pericolosi per la democrazia.
E proprio per questo, tutto ciò che ci positivo la Lega rappresenta va valorizzato, va progettato insieme, da messo ad obiettivo possibile all’interno del bene comune di una comunità. La Lega però deve maturare una ulteriore vocazione: quella di coniugare gli interessi particolari di un territorio con le sfide globali. Il Veneto non è un’isola e la Padania è una invenzione. Storicamente sono esistiti la Serenissima con i suoi traffici mondiali e la sua grandezza culturale, il Lombardo Veneto quale regione strategica dell’Impero Asburgico. Noi oggi, in tempo di pace e di progettazione di un federalismo identitario e europeo, abbiamo bisogno che il “laboratorio Veneto” sia capace di confronti nazionali ed internazionali, avendo una cultura nazionale ed internazionale. Anche lo stesso riferimento all’appartenenza cristiana, per la lega diventa un fatto identitario andando ad isolare nel messaggio cristiano alcuni contesti. Ma il messaggio cristiano va assunto nella sua globalità ed è un messaggio universale, che ha al centro l’uomo, tutto l’uomo ed il destino dell’umanità, nessuno escluso.
Antonio Cancian
Parlamentare europeo






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