Sei in: Home > multimedia > rassegna stampa > Le suggestioni della luna contro il dito non bastano
Le suggestioni della luna contro il dito non bastano
Mondo Libero - febbraio 2010
Salvare il Veneto richiede metodo, scelte valoriali, percorsi.
LE SUGGESTIONI DELLA LUNA OLTRE IL DITO NON BASTANO
di Antonio Cancian
Paolo Costa, con il garbo dello studioso e la vocazione alla politica alta, ci propone “La luna oltre il dito” una sintesi ragionata della sua provocazione estiva “salvare il Veneto per cambiare l’Italia”.
La lettura del suo documento mi porta a fare più ampie riflessioni sullo stato delle cose e sulla necessità di definire un ambito di incontro delle diversità per farne diventare ricchezza e risorsa per lo sviluppo del Veneto e non solo di esso.
“Nella società dei consumi, della modernità liquida, lo sciame tende a sostituire il gruppo con i suoi leader” e gli sciami “si radunano e si disperdono a seconda dell’occasione”. Il sociologo Zygmunt Bauman coglie in modo impareggiabile lo stato delle cose nell’odierna società post industriale. Gli fa eco in Italia, Giuseppe De Rita quando parla di una “società a coriandoli” nel senso di frammentata e disgregata, priva comunque di un plausibile e stabile centro di gravità o almeno di un numero limitato di poli di condensazione di valori, di interessi, di aspirazioni, forse anche di speranze. Si tratta di sintomi che – nel vuoto pedagogico richiamato da Paolo VI e ripreso da Benedetto XVI con il termine di “emergenza educativa” – pongono il problema di formulare diagnosi, prognosi, cura.
Il tessuto della convivenza civile mostra segni di lacerazione. E’ in progressivo impoverimento quel capitale sociale – famiglia, reti fiduciarie primarie, senso delle istituzioni, determinazione ad intraprendere, voglia di riscatto da antiche e recenti povertà – che ha costituito l’anima della fortuna del Veneto e del Nordest in genere.
Se l’uomo ed il bene comune di una comunità – inteso non come somma dei beni individuali ma come possibilità di giustizia, equità, risposta a domande di dignità e libertà – dev’essere il fine dell’intera organizzazione culturale, sociale e politica, l’occasione delle prossime elezioni regionali è una delle grandi occasioni – non la sola peraltro – per discutere sul futuro delle nostre realtà regionali e, prima di tutto, partendo dalle radici che rappresentiamo – del Veneto.
Rileggo i capitoli de “La luna oltre il dito”: l’emergenza economia e sociale, l’emergenza politica, la trappola del federalismo fiscale, la risorsa immigrazione, le cinque proposte per cambiare il Veneto… Tutti temi che stimolano il dibattito e portano una ventata di politica, di contenuti, di materiali di confronto, in un dibattito che premia gli schieramenti, gli antagonismi, gli annuncia che danno visibilità mediatica sugli approfondimenti e sui ragionamenti.
Costa propone un tavolo comune, un incontro tra diversi su temi concreti, uno sforzo delle intelligenze e degli uomini liberi per affrontare i rischi anche inediti (vedi le nuove “bombe” che ci minacciano nelle pagine introduttive), un salto di qualità del dibattito politico che privilegi i programmi e gli obiettivi, saldando in essi una classe dirigente capace di portare questo Veneto ad una nuova stagione economica, politica e sociale.
E’ una proposta struggente, che però ha una serie di limiti: i modi consolidati di fare politica di questa stagione non si modificano con un documento, occorre un cambiamento culturale che interpella tutti i settori della società veneta, la contingenza elettorale può aprire un dibattito serio ma non conclusivo poiché rischia di far emergere la strumentalità della proposta e il fine spicciolo di chi la sostiene.
Un lavoro metodico, con scelte valoriali precise e percorsi, significa che chi si confronta accetta di promuovere la cultura dei valori, della libertà, dei diritti e dei doveri civili. Non ho usato a caso il termine “doveri”. Nel suo ultimo discorso alla Camera del Deputati l’on. Aldo Moro affermò che “questo paese non si salverà se non emergerà una nova stagione dei doveri per tutti…” ed oggi comprendiamo meglio di allora il senso di quella che sembrava una profezia.
Questo significa promuovere la coesistenza e il rispetto reciproco tra persone e posizioni culturali diverse, favorendo l’integrazione - non in modo velleitario ma realistico - sul presupposto indispensabile dell’accettazione e dei principi e dei valori costituzionali come regola primaria. Vuol dire ricercare il dialogo e il civile confronto di idee e di proposte: mettendo in priorità gli interessi generali della comunità su quelli della parte politica; evidenziando i valori condivisi; evitando gli attacchi personali.
Ed ancora occorre promuovere il valore della coesione sociale, garantendo nel contempo il rispetto delle diversità culturali e sviluppare la cultura delle responsabilità e del merito ad ogni livello, per far emergere una classe dirigente consapevole dei diritti e dei doveri.
“Salvare il soldato Galan” era lo slogan che nell’agosto scorso animò il dibattito politico e sociale. Dietro ad esso c’era il problema di non consegnare il Veneto alla Lega Veneta ed alla politica che la Lega vi avrebbe instaurato.
E’ ben presente a me ed anche ad altri il lavoro di analisi compiuto dalla Fondazione Nordest ed oggetto di sintesi nella Newsletter 3/2009 “Una nuova generazione della Lega” come non sfugge il pregevole lavoro di Francesco Jori “Dalla Liga alla Lega. Storia, movimenti, protagonisti” edito da Marsilio e che riprende analisi precedenti di Ilvo Diamanti ed altri. E’ vero, il Veneto consegnato alla Lega è la premessa per realizzare una sorta di SVP, Südtiroler Volkspartei di matrice veneta, favorita dal prossimo federalismo fiscale.
Ma non si può ignorare che – mentre il PdL è alle prese con il dibattito su partito leggero quasi comitato elettorale e partito pesante con congressi veri e radicamento territoriale e mentre la sinistra è in crisi di militanza e di progetto – la Lega sta facendo quello che facevano negli anni ’60 del secolo scorso i grandi partiti popolari democristiani, socialisti, comunisti: presidia il territorio, ne diventa sempre più costitutiva dell’etnicità veneta e cambia la classe dirigente. Basta guardare ai giovani sindaci, agli amministratori provinciali e regionali. E di questo occorre tener conto, perché si tratta di alleati competitori da non sottovalutare.
Lavorano su un terreno fertile. Non scriveva Prezzolini un secolo fa che siamo un popolo “anarchico, individualista”? Non aggiungeva Altan, vent’ani fa che “l’Italia è un paese senza religione civile”?
Certo la voglia di un tavolo è grande in chi ha sensibilità, progetti, valori da mettere in gioco. Ma se il clima è quello che ha armato la mano del Tartaglia di turno per colpire un presidente Berlusconi che ama il contatto con la folla, credo che prima di ogni tavolo vadano riscoperte alcune regole fondanti del nostro convivere civile e politico.
Paolo Costa propone contenuti economici, politici, fiscali. Anche l’immigrazione, pur in una invocata cittadinanza vera, è vista come risorsa e volano dell’economia, e le proposte per cambiare il Veneto sono ancora di natura economicistica.
D’accordo, parliamone, approfondiamo. Ma se prima non si stabiliscono nuovi scenari culturali ed un impegno a diversamente motivare la partecipazione, la fiducia della gente nella politica e nelle istituzioni, ogni sforzo sarà vano. Perché le intelligenze migliori e le zavorre sono dappertutto.
Mi interessa il dialogo con Costa, l’incontro tra disponibilità a mettersi in gioco, a condividere problemi e progetti, è sempre arricchente. La convivialità delle differenze, anche in politica, è un valore. Le scelte conseguenti possono divergere per alleanze, per obiettivi, per priorità e sensibilità, purché tutti si serva il bene comune della comunità veneta e si operi per innestare valori nella cultura del territorio.






Social Network: