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Questo straordinario paese, merita tutto questo?

Il declino non si misura; si sente, si avvisa. E’ quando si perde fiducia nelle possibilità di recupero, è quando si percepisce che la maggior parte delle cose va per conto proprio. Gli Italiani si accorgono di ciò nelle varie emergenze, allora dimostrano inaspettate capacità di recupero, doti straordinarie  che contraddistinguono questo Paese. Ma finita l’emergenza tutto torna come prima.
A fare l’elenco delle cose che non funzionano non si sa da che parte iniziare. Ed è proprio questo il problema principale: lo sforzo per mettere le cose a posto implicherebbe la messa in discussione di interessi individuali e corporativi stratificati per  lasciare spazio al bene comune possibile.

Il Paese tra declino e risorse inesplorate: una realtà incapace di sistema?
Questo processo necessiterebbe di un rigore e di un’etica che qui non sono di casa, in un Paese che da sempre ammicca ai furbi e naturalmente simpatizza per chi urla di più invece che per chi ha ragione.
Però da qualche parte bisogna iniziare e se si deve scegliere un sintomo della malattia, esso potrebbe riguardare il diritto, o meglio, l’assenza della certezza del diritto.
La certezza del diritto, per tempi e contenuti, comporta la fine degli abusi e dei soprusi quotidiani. Accanto ad essa serve una riscoperta della stagione del dovere. Un Paese il cui popolo non percepisce la urgenza del dovere individuale e comunitario è destinato al declino della coesione sociale quale capitale forte della propria identità.
Il declino cui pare destinato il nostro Paese chiama in causa tutti i cittadini, perché nei diversi ruoli della vita sociale generino un cambiamento, per il quale peraltro c’è bisogno anche di testimoni significativi.
Anche all’estero, l’immagine che rimbalza è quella di una nazione che non ha più una identità comune, in virtù della quale si possano affrontare periodi di difficoltà e, soprattutto, procedere ai cambiamenti strutturali del caso.

Identità e cambiamento
In assenza di una identità, sostituiamo l’evento al progetto, ci comportiamo come sciami che affollano momentaneamente questo o quel luogo dove la notorietà di qualcuno, nel circo mediatico del momento, sostituisce la stima, l’essere un punto di riferimento nella considerazione collettiva e non ci accorgiamo che siamo sempre meno attori e sempre più spettatori. Il vuoto che si percepisce riguarda tutti ed interpella la decadenza delle autorità, il venire meno dell’onore sociale, ricordato da Weber, per i servitori dello Stato, il disincanto democratico. Eppure c’è un’Italia viva.

Quell’Italia viva che non fa notizia
E’ costituita da quella parte della società civile che non si rassegna, nelle istituzioni, nell’economia, nel no profit, nelle reti primarie, a considerare il declino ineluttabile. E’ una società consapevole che sta cambiando la realtà in cui viviamo, basti pensare a tre grandi fenomeni demografici: le dinamiche familiari che coinvolgono le cellule fondamentali della comunità, la formazione delle nuove famiglie o convivenze, la natalità; la durata della vita, legata ai progressi delle scienze mediche ed a comportamenti più salutisti delle persone; la rapidità del fenomeno immigratorio che pone alcune regioni alla pari dei paesi a più consolidata storia multietnica.

Progettualità innovative
E’ una società che anima progettualità innovative nelle istituzioni, che affronta le sfide della globalizzazione attrezzata a stare nei mercati mondiali orgogliosa del made in Italy che ci caratterizza, che si spende nel volontariato e nella cooperazione sociale, che anima un’economia di comunione e di solidarietà, che abita le reti primarie con determinazione vivendo le relazioni parentali, di vicinato e comunitarie in modo significativo.  E’ una società che vorrebbe che la capacità di singoli o gruppi organizzati di rappresentare le tante positività del Paese, diventasse sistema, fosse patrimonio comune.
 E’ questa società dai mille volti sconosciuti, perché non fanno notizia, che si interpella sugli stili di vita e sulla sostenibilità dello sviluppo a fronte dell’affaticamento dei bilanci familiari ed aziendali; sulla evoluzione del sistema delle protezioni sociali dalla salute, alla previdenza, alle politiche sociali a fronte delle tendenze contrastanti tra aumento dei bisogni e limitatezza delle risorse disponibili; che sperimenta spazi di cittadinanza attiva, di protagonismo dell’io sociale.

on. Antonio Cancian