Sei in: Home > multimedia > rassegna stampa > Cancian: «Un fondo Ue per costruire le grandi opere»

Cancian: «Un fondo Ue per costruire le grandi opere»

È il suo sogno. Il suo cavallo di battaglia. E il suo obiettivo prioritario. Adesso, dopo il sì di Manuel Barroso all’emissione di obbligazioni europee, lo sente più vicino. E allora Antonio Cancian, eurodeputato veneto del Pdl, raddoppia gli sforzi: vuole un fondo europeo dei trasporti che consenta di passare dalle carte ai cantieri. Dai progetti alle ruspe. E lo vuole perché «programmare è fondamentale ma, poi, si deve realizzare. Il fondo, in un momento in cui gli Stati non hanno liquidità, è l’unica strada». L’ingenere della politica nordestina, quello che ha trasformato il suo studio professionale in una holding di successo con centinaia di dipendenti, arriva a Trieste dove assiste al nuovo appello pro-Tav: lo sottoscrive, ci mancherebbe, è un supporter sfegatato. Ma non si accontenta. E invita ad allargare l’orizzonte: «Voglio un Nordest collegato al mondo. E il Nordest è interessato da almeno dieci progetti prioritari dell’Unione europea: la tratta Venezia-Trieste è ”solo” una porzione di uno di questi progetti». Allargare l’orizzonte e, al contempo, non eludere la domanda decisiva: dove si trovano i soldi per far sì che, una volta disegnati i tracciati, le grandi reti si realizzino? E i treni veloci corrano? Bruxelles, si sa, spinge sulle partnership pubblico-private. Ma, ricorda Cancian, c’è un problema: i privati investono se c’è un ritorno e, nel caso dei progetti di finanza in campo infrastrutturale, c’è una quota impossibile da ”coprire” con le tariffe. Quella quota, «dal 30 al 50%», dovrebbe essere a carico del pubblico: «Ma, oggi, mancano i soldi. Il bilancio europeo prevede 8 miliardi di euro per le attuali reti mentre ne servirebbero almeno 400. I bilanci statali non stanno meglio. E allora, lo ripeto, serve un fondo europeo dei trasporti: potrebbe partecipare all’equity come capitale di rischio, coprendo all’incirca il 20% e abbattendo la quota di capitale a fondo perduto a carico del pubblico». Come alimentare, però, quel fondo? Ecco la novità: «Il presidente Barroso, intervenendo in aula, ha annunciato l’intenzione di proporre l’emissione di obbligazioni europee. Se gli Stati diranno di sì, allora, le risorse dovranno essere incanalate in fondi distinti per materia» afferma Cancian. Pronto a battersi sino in fondo: «La posta in palio è altissima: se realizziamo le infrastrutture, superiamo la crisi. Se attendiamo solo la ripresa dell’industria, non ce la facciamo». L’ingegnere del Pdl, sia chiaro, non dimentica l’altra fase cruciale: la programmazione delle grandi reti. Quella in vigore è ormai datata. E, dietro l’angolo, c’è la sua revisione: «Tra un mese, massimo due, la commissione Barroso presenterà la proposta di riprogrammazione delle reti Ten. E la commissione Trasporti dell’europarlamento la valuterà e integrerà». Cancian, che in quella commissione siede, è in corsa per rivestire il ruolo strategico del relatore: «Mi piacerebbe, non lo nego. La riprogrammazione è un passaggio importantissimo a cui sto dedicando la massima attenzione». L’eurodeputato ha già le idee chiare: la nuova mappa delle reti prioritarie, oltre alla scontata conferma del Corridoio V, deve a suo avviso contenere il Corridoio Baltico-Adriatico «su cui non mancano i problemi». Non basta: «Deve assolutamente comprendere quello che chiamo il ”buco nero”: l’area che va dalla Croazia all’Albania. E deve contenere anche un collegamento con l’Africa del Nord dove abbiamo partner importanti: l’Europa non vive da sola». Non è finita, avverte Cancian: Trieste, Venezia, Ravenna e Capodistria devono ”catturare” le navi del Far East che, oggi, vanno altrove. E, per farlo, devono assolutamente dar gambe alle autostrade del mare. Senza ulteriori indugi.