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«Basta che non finisca come con l Expo»
«Chi vi parla fu duramente aggredito quando parlò a suo tempo di porto unico fra Trieste e Monfalcone, un coagulo di interessi minuti si opponeva a questo disegno». Claudio Boniciolli , nel suo sfogo, offre un assist niente male a Ettore Rosato . «L’Autorità portuale regionale faceva parte del nostro programma elettorale», raccoglie facile il deputato del Pd nel suo intervento. Ma è un altro il passaggio di Rosato che lascia il segno: «Non vorrei - mette le mani avanti il deputato del Pd - che ci ritrovassimo a parlare con lo stesso entusiasmo che c’era per Trieste Futura o l’Expo 2008. Mi sembra ci siano alcune similitudini nell’approcio, e pure analoghe criticità». Federico Pacorini , il padre di Trieste Futura, si sente a quel punto chiamato in causa, e si sbilancia: stavolta è diverso rispetto al suo disegno e a quello dell’Expo. «Trieste Futura è nata dentro la città ed è morta dentro la città, come conseguenza di forze che si sono opposte a determinati progetti. Questo invece (il superporto di Unicredit, ndr ) nasce fuori dalla città, da soggetti che hanno capacità di muovere capitali e opinioni che sono enormi». «L’asse economico europeo - alza il tiro quindi l’europarlamentare veneto del Pdl Antonio Cancian - si è spostato verso Est. Ne dobbiamo approfittare, se non offriamo infrastrutture torniamo al passaggio a Nord-Ovest». Bando alle beghe localistiche, insomma, nel nome della «Euroregione adriatica». «Per il progetto Unicredit - secondo l’altra europarlamentare, ma del Pd, Debora Serracchiani , intervenuta con una nota stampa in quanto impegnata a Gorizia a un convegno concomitante cui era stata precedentemente invitata - abbiamo di fronte un orizzonte temporale utile di un anno, al massimo un anno e mezzo, e dobbiamo utilizzarlo al meglio, altrimenti c’è il rischio che i privati si volatilizzino e che il territorio perda l’ennesima occasione. Non sottovaluto l’importanza di snellire e velocizzare al massimo le procedure, e proprio per questo bisogna ricercare il consenso degli enti locali». Ma quello - stando all’aria che si respira al Savoia - c’è. «L’ipotesi della Regione (l’Authority unica, ndr ) mi trova perfettamente d’accordo. La presenza di un soggetto privato forte è fondamentale ma questo deve avere certezze», fa presente Maria Teresa Bassa Poropat , la numero uno della Provincia. «L’importante - alza la voce Roberto Dipiazza - è che non nasca ogni giorno un comitato contro. E se nasce, non diamo spazio a chi rappresenta lo 0,01% dei cittadini. Non se lo merita». «Quando vedo che le merci per l’Ungheria invece di sbarcare qui fanno scalo nel Nord Europa mi viene da piangere. È ora di fare sinergia». E, perché no, anche con la stessa Capodistra, lascia intendere il sindaco lasciando di corsa il Savoia con la Bassa Poropat. Incombe d’altronde - che combinazione - l’inaugurazione della filiale di Opicina della Nova Ljubljanska Banka. Li aspetta, entrambi, il premier sloveno Borut Pahor...






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