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La Tav veneta finanziata con i bond dell’Europa

BRUXELLES — Lo Stato non ha soldi. La Regione men che meno. I privati sarebbero pure disposti a metter mano alle tasche, ma vogliono capire bene come, dove e quanto tempo ci vorrà, non solo per rientrare della spesa, ma per iniziare a guadagnarci. L’Alta Velocità/Alta Capacità in Veneto (insomma, la Tav) rischia di rimanere una chimera per il motivo più banale, specie di questi tempi, e però più arduo da superare: non c’è un euro in cassa. La faccenda è nota, come noti sono i vertici che si susseguono in Regione con Rfi, gli industriali e gli emissari del ministero delle Infrastrutture per tentare tra una società di corridoio ed un project financing di trovare l’alchimia giusta a sbloccare i progetti. Quel che non si sa è che in aiuto del Veneto potrebbe arrivare a sorpresa l’Europa, che considera prioritari i corridoi che attraversano il Nord Est e per questo sarebbe disponibile a finanziare in prima persona le infrastrutture oggi in bilico. A Bruxelles si parla con sempre più insistenza dei «project bond», ossia obbligazioni emesse ad hoc dalla Banca europea per gli investimenti (la Bei) per finanziare singoli progetti, chiari e definiti, nei Paesi dell’Unione.

Della questione si sta occupando l’eurodeputato del Pdl Antonio Cancian, membro della commissione Trasporti del parlamento di Strasburgo, che spiega: «Partiamo dal presupposto che il pubblico non è più in grado di sostenere il costo di opere di questa portata mentre per il privato è pressoché impossibile, perché i tempi di rientro sono insostenibili. L’idea è allora quella di suddividere il finanziamento della Tav in tre parti: la prima, la più esigua, circa il 10% del costo complessivo, sarebbe a carico degli enti locali; la seconda, attorno al 40%, verrebbe sostenuta dall’Unione europea; per la terza, pari al 50%, verrebbero coinvolti i privati». L’ipotesi è stata presentata alla commissione presieduta da Barroso, che si è presa 10 giorni per riflettere. Nel frattempo, i tedeschi si sono già espressi a favore e si sa quanto contino gli umori della Germania a Bruxelles e dintorni. Intervenendo direttamente in sostituzione o al fianco dell’Italia nella sua quota d’intervento pubblico, sostenendo i business plan con tranches di finanziamento da 12 a 24 mesi, l’Unione diventerebbe comproprietaria dell’infrastruttura. I privati, invece, otterrebbero una concessione remunerata sulla base del numero dei convogli di passaggio sulla linea. «Per intenderci, non solo Trenitalia ma anche la Ntv di Montezemolo, i tedeschi della Deutsche Bahn (DB) e gli austriaci della Österreichische Bundesbahnen (ÖBB) pagherebbero per ogni loro convoglio di passaggio in Veneto - spiega Cancian -. Una soluzione più che sostenibile per la tratta Treviglio-Padova, una delle più trafficate d’Italia, mentre per la Venezia-Trieste ci sarebbe ancora qualche punto da approfondire. Certo - ammette l’eurodeputato - resta da superare la tradizionale ritrosia di Mauro Moretti, amministratore delegato del Gruppo Ferrovie, che finora ha sempre chiuso le porte alla privatizzazione della rete, ma l’intervento dell’Europa accanto ai privati è l’unico modo per fare l’opera in tempi accettabili».

Intanto mercoledì la Commissione europea approverà le nuove TEN-T, la rete di trasporti strategica per l’Unione europea, riducendo i tracciati dai 30 esistenti a 10 soltanto, destinati a diventare gli assi paneuropei portanti di qui al 2020. Tre di questi, coinvolgono direttamente il Veneto: il Lisbona-Kiev (attraverso Verona, Vicenza, Padova e Venezia), il Palermo-Berlino (via Verona e Brennero) ed il nuovo Adriatico- Baltico che non scenderà soltanto lungo la costa dalmata, come previsto, ma sarà pure prolungato da Vienna fino a Venezia e, di lì, a Ravenna. «L’Alto Adriatico, se non ci faremo soffiare progetti e finanziamenti da sotto il naso, diventerà il più importante centro logistico dell’Europa dei prossimi decenni - chiude Cancian -: al sistema dei porti che unirà Venezia, con il nuovo hub off-shore, a Trieste, Ravenna, Capodistria e Rijeka, si aggiungeranno infatti i tre corridoi del Nord Est, che permetteranno alle merci in arrivo da Oriente di prendere dall’entroterra veneto tutte le direzioni cardinali, in particolare verso il grande mercato dell’Est Europa».