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Project bond, scossa all’Europa
INFRASTRUTTURE Un piano per finanziare gli investimenti senza pesare sui magrissimi bilanci statali
Project bond, scossa all’Europa
La pozione magica per passare dall’incubo di una politica tutta rigore & tagli a un’Europa capace di crescere e ridistribuire benessere, si chiama project bond. L’idea è dell'europarlamentare del Pdl Antonio Cancian di Conegliano. Il suo gruppo, il Ppe l’ha fatta propria e il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso l’ha adottata. L’esordio è a breve.
«Cominceremo - ha detto lo stesso Barroso - con una fase pilota che prevede l’utilizzo fino a 230 milioni di euro dal bilancio Ue per mobilitare investimenti privati per 4,5 miliardi». Ma il vero campo di prova per i project bond è il piano delle reti a cui Bruxelles ha dato il via libera la scorsa settimana. Grandi infrastrutture trans europee da realizzare tra il 2014 e il 2020. Oltre ai trasporti intraeuropei (per cui sono stanziati 31,7 miliardi), nel pacchetto ci sono 9,1 miliardi per le reti energetiche e 9,2 miliardi per banda larga e telecomunicazioni. «La questione centrale - spiega Cancian - è come finanziarle, visto che il bilancio comunitario consente di mettere a disposizione solo 50 miliardi, che rappresentano circa un decimo del costo stimato per il piano di infrastrutturazione nei trasporti. Se poi aggiungiamo le opere da realizzare in campo energetico, della banda larga e delle telecomunicazioni, la spesa sale a 1.500 miliardi».
Un fiume di risorse capace di dare la scossa che l’Europa attende per evitare la recessione, a cui invece la stanno portando le politiche rigoriste imposte dal duo Sarko Merkel. Il punto è che 1.500 miliardi nelle casse di Bruxelles non ci sono. Da qui l’idea di Cancian per bypassare le forche caudine della finanza. «Ho proposto di istituire un fondo unico per le infrastrutture e finanziarlo con l’emissione di titoli collegati ai progetti da realizzare». Attualmente il project bond prevede o che l’Europa dia garanzie (attraverso la Bei, banca Europea investimenti) o conceda un prestito subordinato per cui l’Unione finanzia fin dall’inizio l’infrastruttura.
Nell’idea di Cancian, adottata da Barroso, la Ue interviene direttamente, sia nell´equity sia nel relativo finanziamento pro quota (30-50%) delle singole società di progetto di finanza, allo scopo di rendere sostenibile il business plan. L’Europa potrebbe reperire le risorse sui mercati finanziari attraverso la Bei o il Fondo salva Stati. Le singole società interverranno esclusivamente sui progetti ritenuti prioritari dalla programmazione comunitaria. «La quota di intervento UE potrebbe essere attivata anche tramite leve finanziarie diluita in un tempo, dai 12 ai 24 mesi». Così ad esempio - argomenta Cancian - «per mettere 500 miliardi a disposizione del piano rete infrastrutturale basterebbe disporre di 150 miliardi, con un effetto leva contenuto». Dal canto loro gli Stati membri dovrebbero impegnarsi a snellire le procedure burocratiche, garantire tempi certi, incentivare le società di scopo con la detassazione parziale - totale degli utili per un periodo sufficiente ad attrarre capitali privati.
Perché il duo Sarko - Merkel dovrebbe dire di sì ai project bond, quando è contrario agli Euro Bond? «Perché con i primi l’Unione Europea diventa comproprietaria di un bene, mentre con gli Eurobond possiederebbe un pezzo di debito degli Stati sovrani». Inoltre non occorre una modifica dei trattati, cosa che invece sarebbe necessaria per emettere Eurobond. «Se la commissione li adotterà nel programma, in un anno si potrebbero aprire i cantieri». Dando al Vecchio Continente la spinta necessaria a rimettere in moto l’economia e nei cittadini la sensazione, che stare assieme, sia un valore e non un sacrificio.
26/10/2011 - Giancarlo Pagan






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