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Made in, Consiglio Ue è contro. Cancian: «Tajani punti i piedi»

Made in, Consiglio Ue contro Cancian: «Tajani punti i piedi»

Trevigiano, pidiellino, Antonio Cancian è eurodeputato a Bruxelles e più che di «stretta politica», preferisce parlare di «fatti e contributi» per uscire da questa economia «giù di tono». Come quello sul made in Italy. Ieri la richiesta di Michele Bocchese, presidente del sistema Moda veneto, all'onorevole Antonio Tajani per l'obbligo di etichettatura delle merci. Ma Cancian non illude: «I paesi del Nord non vogliono essere della partita e la decisione va presa di maggioranza in Consiglio. Tajani deve quindi puntare i piedi e forzare la mano – spiega -. Spero che il Consiglio, che è l'organo che comanda di più in Europa, si ravveda».

Cancian non nasconde un problema di relazione e credibilità tra Italia e Europa. «Tutto quello che è successo non aiuta il nostro lavoro che potrebbe essere agevolato se i rapporti fossero diversi e più costruttivi. Ci portiamo il peso di questo debito e, senza questa zavorra, saremmo come la Germania. Ma quando facciamo un preventivo italiano dobbiamo sempre aggiungere i costi per gli interessi che paghiamo una tantum sull'energia, sul debito e anche sui trasporti perché non abbiamo fatto e collegato le infrastrutture agli assi europei. Ogni imprenditore italiano si trova, quindi, rispetto a un collega europeo con dei surplus di spese che minano alla competitività».

Ma nell'analisi di cosa non funziona in Italia, Cancian parte dalla fine della prima Repubblica. «Prima del 1994 era una cosa indecente, era degradata la politica. Poi sembrava ci fosse stata una pulizia, ma ora dobbiamo concludere che non c'è stata una grande svolta. L'infrastrutturazione forte del Paese è stata fatta prima del '94 e questo in parte giustifica il debito, poi però l'abbiamo solo aumentato il deifici senza fare grandi opere. E paghiamo i servizi il doppio rispetto a prima». L'Europa è, invece, cambiata. «C'è stata una grande svolta in questi giorni con risultati positivi. Prima era considerata ingerenza guardare nei bilanci dei Paesi. Ora è necessario. E tutti, non solo l'Italia sono sotto tutela». «L'Europa è diventata più forte – precisa -. Quello che manca oggi sono dei passi contestuali per lo sviluppo e la crescita. Ora si sono poste le basi come coi project bond». Cancian spiega: «E' in atto una discussione importante sulle infrastrutture valutate 1.600 miliardi con un possibile intervento Ue di 500 miliardi (il 33%)». Soldi finalizzati a completare quei business plan dei progetti di finanza dei singoli stati e realizzare infrastrutture prioritarie per l'Ue che diventa co-proprietaria, rincassando i soldi a lungo termine. «Un salto di qualità – spiega - che tirerà fuori l'Ue dalla stagnazione e anche l'Italia, con la realizzazione della Tav». Tornando in patria, c'è però meno ottimismo sulle vicende italiane e del Pdl il partito di Cancian: «Dobbiamo iniziare a distinguere l'azione governativa da quella politica che ultimamente è mischiata. Serve una politica che guardi al futuro e faccia strategie. Serve una riorganizzazione dei poteri e delle istituzioni con diminuzione delle spese di apparato. Serve una riforma fiscale. Sono queste le due misure da fare subito e non con un voto in più o in meno. Serve una maggioranza condivisa al 70-80%». Impossibile da raggiungere ora. E Cancian si sbilancia: «Inutile fare ogni ragionamento in questa situazione. Spero nel senso di responsabilità e che questa lettera (quella di Berlusconi presentata alla Ue, ndr) venga presa in considerazione per il bene del paese. Serve un anno di rinunce, di lacrime e sangue. Testa bassa, azione condivisa e salviamo il Paese. Poi riprendereo a fare politica». Con un ultimo monito sibillino: «Chi ha idee ed è concreto scenda in campo. E' il momento di farlo».

di Eleonora Vallin