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65^ Conferenza del Traffico e della Circolazione

La "Conferenza del Traffico e della Circolazione", come momento di studio e confronto sui problemi della circolazione stradale, nasce a Roma il 6 giugno 1930, quando in tutta Italia le automobili erano 250.000. Appena l'anno precedente, nel gennaio 1929, era entrato in vigore il primo "Codice della strada".

Ho avuto il piacere di partecipare alla 65^ edizione che si è svolta a Riva del Garda nella giornata del 27 ottobre 2009.

Testo dell'intervento
Conferenza del Traffico e della Circolazione . Infrastrutture di trasporto. Sicurezza e sviluppo del sistema Paese. Rischi e opportunità in tempo di crisi

Riva del Garda  27 ottobre – ore 10,00 -  “Sviluppo ed integrazione delle reti di trasporto: come recuperare i ritardi?”


Antonio Cancian, Commissione per i Trasporti ed il Turismo del Parlamento Europeo
Credo sia importante richiamare all’attenzione alcuni punti che ho ascoltato questa mattina e che abbiamo sentito anhe nel corso della conferenza di  Napoli.  Napoli è stato per me un  stato un incontro che mi ha aperto gli occhi su tantissimi argomenti. Credo che oggi dobbiamo concentrarci su tre cose importanti.

Abbiamo la programmazione collegata alla progettazione, abbiamo le procedure e abbiamo il sistema finanziario per la realizzabilità delle opere.
Questi sono i tre punti sui quali dobbiamo concentrarci e dobbiamo portarli avanti in modo forte e decisa.

Sulla programmazione europea è abbastanza chiaro perché essa è da tempo evidente, anche se deve essere comunque aggiornata e aggregata con i diversi sistemi. Alcune cose importanti sono avvenute in questi ultimi anni e quindi bisogna collegarsi a quanto è successo politicamente, anche con l’allargamento della stessa Europa. Credo che la programmazione europea per quanto riguarda l’Italia veda un punto di riferimento nell’Europa dove c’è un PP1 verticale che è stato richiamato da Palermo a Berlino, dove c’è un PP6 est-ovest che va da Lione a Budapest, inoltre c’è la parte verticale Genova-Rotterdam. Ultimamente c’è stata la firma a Bruxelles tra vari enti locali nel collegamento tra il Baltico e il Mediterraneo, che coinciderebbe con il prolungamento del PP23 fino all’asse del PP6. È stato richiamato precedentemente il Napoli-Bari-Varna il collegamento orizzontale sotto, quindi questa cartina italiana è ben evidenziata sotto il profilo della programmazione. Quando parliamo di programmazione, io che provengo anche dal mondo professionale, debbo assolutamente dire che dentro queste indicazioni generali dobbiamo lavorare molto dal punto di vista progettuale. Dobbiamo anche cambiare la cultura e la mentalità progettuale perché per un corridoio non significa progettare un pezzo di strada o di ferrovia, progettare un corridoio significa progettare dei flussi paralleli e collegati con nodi importanti. Questa è la logistica, questo è il collegamento tra il flusso e il nodo, quindi il collegamento tra il tratto in cui si corre e il tratto in cui ci si ferma - aeroporto, interporto, ecc. quindi la progettazione sullo sviluppo della programmazione politica - deve avere un volto e una sostanza molto più forte di quella che è stata esposta in questi ultimi anni. Quindi dobbiamo progettare un pezzo di territorio indicato dalla programmazione, e dentro questa progettazione dobbiamo vedere il bello e anche quello che se ne ricava sotto il profilo delle infrastrutture e del trasporto, ma soprattutto anche dell’ambiente della sicurezza e quant’altro per far sì che questo territorio venga salvaguardato costruendo infrastrutture, non demolito per costruire le infrastrutture. Otteniamo due risultati: il favore dell’infrastruttura e una valorizzazione di quel territorio.
Io che ho cominciato da poco su quest’attività politica europea, devo dire che ho trovato questo spazio, dove possiamo inserirci per poter far sì che questa progettazione, del bello e del risultato, sotto il profilo complessivo, possa completarsi, perché dentro questo schema noi avremmo superato anche il tema delle procedure e quello dei soldi che servono per la realizzabilità di queste opere. Perché è un tutt'uno. La procedura s’inceppa quando non c’è una progettazione o una chiarezza sul fatto di valorizzazione di quel territorio. E i soldi si trovano nel momento in cui all’interno trova una valorizzazione. Ecco perché sostenevo a Napoli che noi riusciamo ad andare incontro alla cultura del PPP, della partnership tra il pubblico e il privato, e sappiamo che per certe opere, fine a se stesse, il budget non si chiude, siamo in difetto, perché mancano dei soldi, perché in nessuna opera importante si arriva a costruzione un budget finanziario che si chiude, ma c’è bisogno di un intervento pubblico, in qualche maniera. Se riusciamo, a monte, a cercare di razionalizzare, come in qualche parte è stato fatto con il Fondo Margherita, che come è stato impostato parla anche di energia e di tantissime altre cose. Dovremmo cercare di mettere assieme un fondo che riguarda la realizzazione delle infrastrutture ritenute prioritarie dalla stessa Comunità Europea. Questo fondo unico, richiamato anche nelle conclusioni di Napoli, potrebbe essere l’elemento che va ad aggiungersi nell’entity dei singoli project financing che si costruiscono, nelle singole tratte di realizzazione dei progetti ritenuti prioritari.

Credo che questo sistema, che mira a una progettazione fatta in una certa maniera, a snellire e a far sì che le procedure siano fatte, avviate e portate a termine, attraverso una progettazione alla quale non si può dire di no, con la valorizzazione del territorio, se riusciamo a innescare questo meccanismo e questa cultura nel nostro mondo, che non è solo imprenditoriale, perchè prima gli imprenditori dicevano “noi abbiamo bisogno di sicurezza e di garanzie”: questo è un progetto industriale che, con tutti i propri rischi, certamente a monte bisogna cercare di far in modo che ci sia una parte che sia garantita, ma il resto è frutto di un’attività imprenditoriale, con i propri rischi, perché negli anni successivi in cui ha validità il progetto di finanza, che i conti tornino. Questo è il compito dell’imprenditore. Certamente se il budget iniziale non si chiude, c’è la necessità che l’intervento pubblico avvenga. Su queste parti principali, credo che in Europa, abbiamo la fortuna di avere, nel Vice Commissario e il nostro referente sui trasporti, un amico, e con cui potremmo costruire e portare avanti anche un disegno di questo tipo. Se poi prende anche il turismo, credo, che collegato con il ragionamento che facevo prima, ne potrebbe risultare un disegno organico che può portare alla concretezza, ma bisogna prima cercare di dare un volto più profondo su quello che è stato fatto finora. I corridoi sono 30, questi sono stati identificati sulla base del loro valore a livello europeo per il contributo allo sviluppo sostenibile. Di questi 30, 18 sono progetti che riguardano le ferrovie, 3 sono misti strade-ferrovie, 2 riguardano i canali e 1 è relativo alle autostrade del mare.

Tutto questo deve essere unito. Ci sono poi  paesi europei dall’altra parte, che vanno collegati, che sono altri dieci.. Ci'è poi  tutto il contorno europeo. Quindi, sul tema della  programmazione europea, dovremmo davvero lavorare molto. Di conseguenza, metteremmo anche gli stati nazionali nelle condizioni di poter accedere e di poter realizzare qualche tratto importante dentro questi schemi europei che vengono proposti ai singoli stati o alle regioni stesse.