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Il Nord Est Italia al centro dell’Europa

In occasione del seminario per giornalisti svoltosi al Parlamento di Bruxelles il 27-29 marzo abbiamo incontrato l’on. Antonio Cancian, deputato del gruppo del Partito Popolare Europeo (PPE). L’on. Antonio Cancian è membro titolare della Commissione per il Trasporto e il Turismo e membro supplente della Commissione per l’Industria, la Ricerca e l’Energia.

L’agenda dell’Europa al momento presente è molto nutrita. Quali sono a suo avviso gli impegni prioritari della politica dell’Unione Europea?
Attualmente l’Europa è impegnata in diversi settori in cui deve portare a termine precisi programmi di sviluppo. In particolare sono da realizzare e/o continuare: le infrastrutture per i trasporti previste per i dieci corridoi; la messa in opera del sistema satellitare europeo Galileo; la realizzazione del cielo unico europeo per la gestione del traffico aereo; il passaggio dalle fonti energetiche fossili a quelle rinnovabili; il potenziamento e la regolamentazione del traffico online che ci vede indietro rispetto ad altri continenti.
Il Nord Est d’Italia è interessato a questi programmi oppure deve subire delle scelte politiche che passano sopra la testa dei suoi cittadini?
Nel rivedere l’architettura istituzionale l’Europa unita ha la forza sufficiente per entrare e trattare in un mondo globalizzato. Per quanto riguarda il Nord Est — che, desidero precisare, è sempre meno una zona di frontiera — un esempio concreto del suo coinvolgimento nelle politiche europee è proprio quello delle reti dei trasporti, i corridoi. In questi giorni stiamo incontrando amministratori regionali e locali del Veneto e del Friuli Venezia Giulia per discutere sulle problematicità legate allo sviluppo della Tav/Tac Verona-Trieste (parte del corridoio Lisbona-Kiev), ai collegamenti con le portualità di Venezia, Monfalcone e Trieste, allo sviluppo del corridoio Baltico-Adriatico.
A proposito di Tav e corridoi come valuta la forte opposizione in corso nelle popolazioni interessate alla realizzazione delle infrastrutture?
A queste persone bisogna rispondere che non devono considerare le cose solamente da un punto di vista locale, ma devono valutare il progetto nella sua globalità. Non possiamo rinunciare a una grande arteria di comunicazione come il corridoio Lisbona-Kiev, necessaria all’ammodernamento infrastrutturale ed all’integrazione socio-economica del continente perché in Val di Susa rifiutano qualunque modifica al loro territorio. E poi il trasporto su rotaia è da sempre considerato come maggiormente rispettoso dell’ambiente rispetto a quello su strada. Infine l’investimento in infrastrutture è necessario per uscire dalla crisi economica che ci ha colpito. A tale proposito mi preme dire che l’Europa, che finora non ha un euro di debito, dovrà presto dare delle risposte fattive, in modo da poter ridare fiducia ai mercati e agli investitori privati che già hanno manifestato la propria disponibilità ad impegnarsi per realizzare i collegamenti, siano essi su rotaia, su strada o via acqua, che l’Alto Adriatico necessita per ritornare ad essere nodo centrale per tutta Europa negli scambi commerciali e nel trasporto delle persone trainati dai project bond europei.
Lei dice che il Nord Est non è più zona di frontiera, tuttavia non è ancora in una posizione del tutto centrale nell’ambito dell’Unione.
Se da un lato dobbiamo porre attenzione a non creare nuovi muri, dall’altro dobbiamo procedere all’allargamento con molta cautela. Le ultime adesioni del 2004 e del 2007 (Bulgaria, Romania, ndr) sono state affrettate. Anche il lavoro quotidiano in Parlamento risente in modo non sempre positivo della presenza di persone con mentalità e prassi politiche estremamente differenti da quelle già condivise in seno all’Unione. Comunque, come è risaputo, siamo impegnati nel percorso per l’adesione di Croazia, Montenegro, Serbia, Macedonia oltre che dell’Islanda. Una volta aggiunti questi Paesi il Nord Est Italia si verrà a trovare in una posizione veramente centrale in cui saremo separati da un mare che sta diventando un grande lago che ci unisce o una grande piazza che deve fare sistema.

(a cura di Tommaso Bianchi)