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L’uomo sopra la ragione positivista come valore assoluto
La Voce di Ferrara-Comacchio, rilanciando una proposta della rivista Tracce, ha chiesto a politici nazionali e locali di reagire al discorso magistrale che Benedetto XVI ha pronunciato al parlamento tedesco il 22 settembre scorso. Il Papa ha approfondito le radici del diritto, il fondamento di una vera convivenza tra gli uomini fondata sulla “ragione” e la possibilità di un agire nella politica con giustizia. Autorevoli commentatori laici hanno definito quel discorso “storico” al pari di quello di Ratisbona e di Parigi nel 2008. L’europarlamentare Antonio Cancian di Treviso e il deputato alla camera Isidoro Gottardo di Pordenone hanno risposto alla proposta de La Voce inviando questo commento preparato insieme.
Benedetto XVI è un papa che va letto e riletto. Un teologo ed uno studioso di grande spessore, un uomo con radici profonde in quella terra tedesca dove ha le sue origini umane e culturali. Lo abbiamo visto nel discorso al Bundestag, davanti ai parlamentari del suo paese, il 22 settembre scorso. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – ha detto il papa – tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci, il pensiero giuridico di Roma. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico.
I contenuti
Benedetto XVI è partito dal Primo libro dei Re la dove Salomone chiede a Dio “un cuore docile per rendere giustizia al popolo e distinguere il bene dal male”. Ecco cos’è importante per la politica e per i politici: non il successo o gli interessi, ma la giustizia ed il diritto. Separare diritto e giustizia è un percorso che porta a distruzione. Mai come oggi – ha aggiunto Benedetto XVI – l’uomo ha conquistato un potere inimmaginabile ma egli può manipolare se stesso e ciò che lo circonda fino anche a distruggere il mondo. E non sempre il principio maggioritario, in sé buono, può bastare sulle questioni di principio. Può capitare di difendere principi pur essendo in minoranza. Le grandi lotte per la libertà hanno avuto queste caratteristiche. Il cristianesimo poi – ha proseguito il Papa – non ha mai imposto un diritto “rivelato”, ma ha sempre rimandato alla natura ed alla ragione degli uomini la ricerca dell’armonia. Il concetto positivista di natura e ragione – secondo Benedetto XVI – è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza e delle capacità umane. Ma dove la ragione positivista si ritiene la sola cultura sufficiente, relegando a sottoculture tutto il resto, allora essa minaccia l’umanità stessa dell’uomo. Ciò vale oggi soprattutto in Europa – ha sottolineato il Papa – perché la ragione positivista che vuole l’esclusiva non è in grado di percepire qualcosa che non è funzionale a uno scopo. Occorre tornare a spalancare gli occhi per vedere la vastità del mondo, il cielo e la terra. Benedetto XVI richiamando la cultura della salvaguardia del Creato, della salvaguardia dell’uomo, ha indicato nella crisi del rapporto con la realtà uno dei momenti più evidenti delle criticità del nostro tempo. Ma tale crisi tocca anche l’ecologia umana. Perché l’uomo ha una sua natura che non può manipolare a piacere. La sua libertà sta nel rispetto di ciò che egli è: spirito, volontà e natura. “Ecco allora l’attualità di Salomone: anche oggi cosa dovrebbe chiedere chi ha responsabilità di potere se non un cuore docile per distinguere il bene dal male, per servire il diritto per costruire pace e giustizia!. Lo Spiegel ha evidenziato la sorpresa del discorso “il Papa ha parlato di natura e ragione, ha chiesto ai politici maggiore responsabilità per l’ecologia e la giustizia”. Altra stampa tedesca ha sottolineato “E’ stato un discorso fondamentale, non fondamentalista. Un forte discorso sull’uomo ed il diritto, intenso e ricco di umanità”. A questa Unione Europea troppo presa dalla ragione positivista, dalle scelte funzionalista, dall’incapacità di vedere l’uomo ed il mondo con altri occhi e con altro cuore, il Papa ha detto “aprite le finestre”. Questo invito vale ancora di più oggi dove la crisi finanziaria ed economica ci dimostra i limiti dell’accaparramento dei beni materiali e la necessità di riscoprire il valore dei beni immateriali, della relazioni fiduciarie, del capitale sociale di una comunità.
La forte posizione di Benedetto XVI verso l'UE
E’ lecito, dal discorso di Benedetto XVI al Bundestag, trarne, visto il contesto, una lettura anche politica? Sicuramente quel discorso ha ben più alti obiettivi e non compie alcuna ingerenza, ma l’effetto che produce sull’agenda politica (é il 2 Settembre 2011) é inequivocabile. L’opinione pubblica tedesca non orientata ”a fare sacrifici” per salvaguardare l’Euro, condiziona il proprio governo che ritarda colpevolmente quel pronto intervento europeo che avrebbe spento sul nascere l’incendio speculativo appiccato alla Grecia e all’Euro- area. Un governo Merkel su cui colpisce la fulminante accusa di Helmut Kohl: ”State distruggendo l’Europa che noi abbiamo costruito”. Il discorso del Papa sicuramente ha contribuito a risvegliare la consapevolezza della Germania sul primato di alcuni imprescindibili valori. Ne segue l’ammonimento della Merkel al popolo tedesco: ”Se salta l’Euro salta l’Europa” (nel senso l’Unione Europea). Ma che cosa significa Europa? Benedetto XVI: innanzitutto ”un patrimonio culturale” nato dall’incontro tra Gerusalemme (fede in Dio di Israele), Atene (ragione filosofica) e Roma (pensiero giuridico). Il Papa motiva le radici cristiane dell’Europa argomentando le ”ragioni” e quindi la loro incontestabilità (se la carta costituzionale europea non le ha citate é un torto all’Europa che vede negare la propria identità). E che cosa ha prodotto questo ”patrimonio culturale europeo?” Il Santo Padre é chiaro: ”L’idea dei diritti umani, l’idea dell’eguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, ...la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire”. Ignorare o considerare come mero passato ”queste conoscenze della ragione” sarebbe ”un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme”. Quel triplice incontro forma l’identità dell’Europa e ”fissa i criteri del diritto, difendere i quali -spiega Benedetto XVI – è nostro compito storico!” E’ il piú alto livello di rappresentanza democratica della Germania destinataria del discorso del Santo Padre, ma egli parla a quella ”sua Patria” che appare euroscettica e alla quale Egli risveglia la propria memoria. Benedetto XVI ammonisce a non dimenticare che ”il successo é subordinato al criterio della giustizia” e cita Sant’Agostino: ”togli il diritto - e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” Possiamo sintetizzare la forza del discorso di Benedetto XVI in quel ”bisogna tornare a spalancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare a usare tutto questo in modo giusto”. Non é corretto trarre un’interpretazione politica del discorso al Bundestag, ma é indubbio che nel ”momento storico” che ci é dato di vivere quel discorso, che rimarrà storico, ha saputo suscitare in tutti noi e non solo nella ”sua Patria” un sussulto di responsabilità nella consapevolezza dei nostri doveri a salvaguardia del ”valore europeo”. Speriamo che di fronte alla speculazione sull’Euro (e non solo sull’Italia) tutti capiscano, tedeschi per primi, che l’Euro é un castello nato senza difese, costruirle è un dovere.






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